La quota di merci trasportate nel nostro Paese attraverso questa modalità raggiunge circa l’80%.

Una quota dovuta a scelte politiche ed economiche stratificatesi nel tempo, ma anche all’estrema duttilità e adattabilità al mercato produttivo di questa modalità.

L’autotrasporto è però anche cresciuto negli anni grazie alle inefficienze di altri settori e alle mancate politiche di regolazione e programmazione del sistema dei trasporti nazionale. Nel grande sviluppo italiano del secolo scorso l’autotrasporto è stato uno dei motori, in particolare negli anni del boom economico, delle trasformazioni economiche che si sono realizzate. Il settore si è sviluppato intorno alla capacità imprenditoriale di tanti trasportatori che hanno dato vita ad aziende dinamiche e in linea con le richieste del mercato.

Un mondo che però si è spesso scontrato con le difficoltà infrastrutturali del Paese che tutt’ora soffrono di una programmazione inefficiente e una dotazione non all’altezza con le necessità del sistema produttivo.

In un’epoca di trasformazioni economiche su scala mondiale, l’autotrasporto italiano si trova di fronte alle nuove sfide presentate in primo luogo dall’inserimento all’interno del sistema dei trasporti europeo.

L’apertura del mercato agli operatori di altri paesi, le nuove esigenze del sistema produttivo che richiede sempre maggiore specializzazione a fronte di una compressione dei costi, stanno spingendo l’intero settore a una trasformazione profonda, tanto sul piano della struttura aziendale come su quello dell’efficienza.

Le nuove tecnologie e l’emergere del tema ambientale sono le nuove sfide e le nuove opportunità di un settore che rappresenta uno dei gangli fondamentali di qualunque sistema economico nazionale o continentale che sia.