Trasporti tra incentivi e tutela ambientale

 

L’approvazione della “legge di stabilità” ha portato diverse conseguenze per il settore dell’autotrasporto anche in ragione di alcune pretese norme comunitarie che imporrebbero l’introduzione delle suddette novità. Scenari che interrogano il mondo dei trasporti tra incentivi e tutela ambientale.

Non è facile, tuttavia, comprendere quali nuove misure sono davvero “richieste dall’Europa” oppure siano in realtà frutto di scelte meramente politiche nazionali e quali misure comportino un rischio di illegittimità Europa.

L’incidenza UE sulla misura relativa alle deduzioni forfettarie si può dire marginale: ci si riferisce ovviamente alle spese non documentate riconosciute agli autotrasportatori titolari di ditte individuali o di S.n.c., che guidino personalmente i propri camion. L’unica novità riguarda la distinzione in due nuove fasce: trasporto intra-comunale ed extra-comunale. I trasporti intra-comunali potranno beneficiare di deduzioni forfetarie pari al 35% di quelli di cui beneficeranno i trasporti extra-comunali. La disciplina delle deduzioni forfetarie costituisce una misura agevolativa di tipo fiscale che è nella piena sovranità dello Stato rispetto alla quale la Commissione europea può valutare solamente eventuali profili di “aiuti di Stato” ossia gli effetti anticoncorrenziali che ne derivano. Se, in sostanza, l’ammontare delle deduzioni forfetarie è pari alle costi sostenuti da un’impresa media di trasporto, la disciplina sarà compatibile con il diritto comunitario. Qualora l’ammontare delle deduzioni portasse ad un vantaggio che va oltre quello che conseguirebbe, impresa media, diligentemente condotta, si verificherebbe il forte rischio di procedura d’infrazione.

Un discorso analogo può essere fatto con riferimento alle accise sul gasolio ed al relativo credito d’imposta: come noto, la legge di stabilità ha ridotto il rimborso delle accise sul gasolio (sempre attraverso credito d’imposta) alle categorie di veicoli, con massa superiore a 7,5 tonnellate, di classe Euro 3 e superiori.

Sotto il profilo europeo, l’introduzione di un criterio di selettività della misura agevolativa potrebbe costituire un vantaggio concorrenziale per i veicoli Euro 3 e superiori; tuttavia, proprio l’Unione europea individua la tutela ambientale tra gli obbiettivi pubblici che possono giustificare una misura pubblica che attribuisce un vantaggio concorrenziale ad una categoria di imprese. In sostanza la misura del Governo potrà essere contestata a Bruxelles solo se si dimostra, con un’analisi tecnica ed economica, che la misura non ha una incidenza consistente sulla riduzione delle emissioni.

D’ispirazione strettamente europea sono, invece, i ferrobonus e i marebonus: anche in questo caso non si tratta dell’esecuzione di alcun obbligo comunitario ma semplicemente di politiche coerenti con quelle europee. La misura istituisce un finanziamento per il trasferimento modale da gomma a ferro e da gomma a mare.  Dal momento che si tratta di contributi a settori di mercato tra loro concorrenti, il rischio di incorrere in un’indagine europea è piuttosto alto: affinché tale rischio venga limitato occorrerà che i soggetti che faranno domanda si limitino a chiedere la reale differenza di costo tra il trasporto via gomma e quello via ferro o mare in modo che non vi sia una sovra-compensazioni dei costi dovuti al trasferimento modale.

Infine, va segnalato l’incentivo all’autotrasporto internazionale attraverso uno stanziamento pari a 65,5 milioni di euro mediante l’esonero dell’80% dei contributi previdenziali dovuti per gli autisti che per almeno 100 gg annui, sono stati utilizzati in servizi di trasporto internazionale sui veicoli muniti di tachigrafo digitale. A ben vedere, questa misura appare quella più rischiosa in ragione dell’applicazione che ne verrà effettuata: l’eventuale l’applicazione ai soli veicoli italiani che effettuano trasporto internazionale rischia di essere considerato un aiuto di Stato o una misura restrittiva della libera circolazione dei servizi.

Insomma, ad una prima analisi, nessuna delle misure pare avere una reale coerenza con gli obblighi europei ed, anzi, non ci si dovrà stupire se l’Italia, ancora una volta, attirerà l’attenzione di Bruxelles.

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