La battaglia sul salario minimo in Germania a colpi di denunce e dossier europei

L’attività delle Istituzioni europee in materia di trasporto e logistica è più che mai in fermento in questi mesi. Tra i temi che maggiormente sono all’attenzione degli organi c’è quello sul salario minimo. Piovono le denunce dalle imprese e dagli Stati membri ed è sempre più chiara la strumentalizzazione dei dossier europei rispetto alle diverse finalità concorrenziali tra imprese e tra Stati membri.

La Commissione europea ha, infatti, aperto una procedura d’infrazione contro la Germania per la violazione della libera circolazione dei servizi e dei lavoratori attraverso l’adozione della legge sul salario minimo obbligatorio.

Come riportato da diversi organi di stampa, infatti, la Germania ha introdotto una misura legislativa che impone a tutti i soggetti che prestano servizi nel territorio tedesco l’esibizione della documentazione comprovante il rispetto del salario minimo pari ad 8,50 euro l’ora.

Come denunciato dagli autotrasportatori olandesi la regola sul salario minimo condurrebbe ad una restrizione della libera circolazione dei servizi nei casi in cui l’impresa che eroga servizio soggetto all’obbligo di esibizione, non abbia un’organizzazione stabile in Germania. Il caso dell’autotrasporto pare, perciò evidentemente penalizzato.

Come precisato dalla Corte di giustizia in occasione della sentenza sui costi minimi garantiti in Italia, affinchè una restrizione della libera circolazione possa essere legittima occorre che lo Stato membro dimostri la proporzionalità della misura rispetto ad un obbiettivo pubblicistico di carattere generale.

In effetti, l’effetto della normativa tedesca sarebbe esattamente il medesimo dei costi minimi con la differenza che l’esigenza pubblicistica è ancor meno chiara e più generica della previgente norma italiana.

Le Autorità tedesca, che hanno un rapporto privilegiato con Bruxelles, hanno fino ad oggi, contenuto i danni del procedimento avviato, cercando motivazioni che non hanno ancora fugato i dubbi di illegittimità della misura. L’Agenzia delle Dogane tedesca, infatti, ha precisato che l’obbligo relativo al salario minimo non riguarda gli autotrasportatori autonomi, ossia coloro che guidano il proprio mezzo. Tuttavia, tale precisazione non ha convinto la Commissione europea. Rimarrebbero infatti esposte alla discriminazione le imprese non tedesche che hanno alle dipendenze almeno un autotrasportatore: ciò comporterebbe infatti una restrizione della libera circolazione dei lavoratori.

La vicenda è arrivata anche in discussione durante la Commissione trasporti del Parlamento europeo, durante la quale sono emerse le divergenze di politica economica tra Germania e Paesi Bassi. La contrapposizione si annuncia simile a quella già verificata con riferimento al trasporto ferroviario partita negli anni 90 e chiusa recentemente con l’approvazione del quarto pacchetto ferroviario che, sostanzialmente, riduce sensibilmente gli spazi di concorrenza nel trasporto su ferro.

Insomma, grandi spinte liberalizzatrici iniziali, battaglia istituzionale e compromesso politico: potrebbe essere questo l’epilogo anche per l’autotrasporto?

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi tag: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>