Il potere della burocrazia europea

Il potere della burocrazia europea mette a rischio la legittimazione popolare come mostrano le procedure contro Germania e Italia

L’attività della Commissione europea in materia di Trasporti e infrastrutture si sta intensificando attraverso il rafforzamento dell’Unità, ossia del gruppo di funzionari, che si occupa di aiuti di stato.

Formalmente parlando si tratta di un ottimo passo avanti verso la legalità e il maggior controllo delle erogazioni pubbliche ai soggetti privati. Realisticamente parlando, le ingerenze politiche a Bruxelles preoccupano molto: siamo certi che il controllo sia davvero tecnico e non politico?

La risposta sta nei fatti, ossia dal monitoraggio legislativo e delle procedure d’infrazione che la Fondazione Centro Studi Logistica e Trasporti (CSLT) porta avanti da ormai un anno.

Partiamo dall’Autotrasporto. Due dossier principali sono sotto la lente d’ingrandimento della Commissione europea: l’introduzione del pedaggio autostradale in Germania e il salario minimo, sempre in Germania.

Per quanto riguarda il pedaggio autostradale, l’elemento a rischio di censura è il rimborso del pedaggio ai veicoli commerciali immatricolati in Germania, attraverso riduzione proporzionale della tassa di circolazione. Con riferimento al salario minimo, la relativa applicazione ai lavoratori in transito produrrebbe, di fatto, una barriera di accesso al mercato per i dipendenti delle imprese stabilite in paesi in cui il salario minimo è più basso.

La prima procedura d’infrazione (pedaggio autostradale) è appena partita e si aspetta che la Commissione emetta un provvedimento molto duro o che la Germania cambi la legge appena approvata.

La seconda procedura, sul salario minimo, è in realtà in ballo da diverso tempo, quasi un anno. I comunicati della Commissione, tuttavia, non sono sfociati in un’azione sanzionatoria vera e la norma tedesca rimane nell’ordinamento. Insomma, per ora, molto rumore per nulla. Probabilmente gli oppositori non sono stati molto decisi.

Basta, invece, fare un salto nel passato di poco più di un anno per ricordarsi com’era finita la vicenda, giuridicamente analoga, dei costi minimi dell’autotrasporto. Procedura d’infrazione durissima della Commissione europea contro l’Italia, la quale ha mantenuto la norma ed è stata quindi chiamata a rispondere davanti alla Corte di giustizia: sentenza perentoria che obbliga l’Italia a cancellare l’Osservatorio e le regole sui costi minimi.

Da cosa è giustificata la differente severità? Forse lo scarso impegno proveniente dall’Italia nel difendersi (prima che sia troppo tardi)? O la forte e costante presenza tedesca nelle stanze burocratiche di Bruxelles?

In ogni caso, questo è un problema interno che presuppone una migliore organizzazione di categorie e pubbliche amministrazioni in sede europea. Il problema di sistema che mette in dubbio l’efficacia delle politiche di controllo della Commissione è, invece, un altro. Quella sulla concorrenza è solo una delle diverse Direzioni della Commissione europea: ad essa si avvicinano, anche quella su Trasporti e quella sul Mercato interno.

L’analisi delle misure di aiuti di stato avviene attraverso una notifica dello Stato: il procedimento presuppone, il cosiddetto stand still, ossia l’obbligo di non adottare le misure proposte fino alla decisione della Commissione europea. Va segnalato che la procedura per aiuti di stato è di tipo residuale rispetto ad altre violazioni: perciò implica il rispetto di tutte le altre norme europee con la conseguenza che, al fine di notificare una misura di aiuto uno Stato è praticamente obbligato a notificare e a subire una procedura anche sul rispetto di altre norme che nulla hanno a che fare con gli aiuti di stato.

In realtà la violazione delle altre norme comporterebbe conseguenze diverse di tipo soprattutto politico e che uno Stato sovrano, se vuole, può prendersi il rischio di sopportare e negoziare in sede di Consiglio e Parlamento (es. le regole sul deficit, euro, sicurezza).

In questo modo, invece, si radica in capo alla burocrazia della Commissione un potere di controllo su tutto: dalla spesa pubblica di uno Stato, alla strategia dei trasporti, alla sanità.

La legittimazione popolare, insomma, è sempre più lontana dalle politiche europee e dalla loro esecuzione. Il rischio di collasso del sistema europeo è alle porte.

 

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